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FIORI D’AUTORE

FIORI D’AUTORE di Angus Hyland e Kendra Wilson
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Uno splendido florilegio per tutti gli amanti dell’arte, dei giardini e dei fiori. Mazzi disordinati, bouquet formali, allestimenti casuali e silenziosi incontri campestri: Fiori d’autore raccoglie alcune delle più notevoli rappresentazioni di fiori nella storia dell’arte. Le illustrazioni sono accompagnate da brevi testi sugli artisti e sulla loro passione per determinate specie.
A uno sguardo superficiale, i dipinti floreali possono apparire tanto effimeri quanto l’esistenza stessa di un fiore. Tendenzialmente questi soggetti vengono raffigurati a grandezza naturale e un piccolo bouquet comunica tutta l’intimità di un ritratto più che la grandeur di un paesaggio. Tuttavia i loro effetti sugli artisti sono notevoli. Cos’altro è in grado di rivelare così tanto sull’essenza delle cose?
L’illustrazione botanica e floreale rappresenta un tema vasto quanto l’intera storia dell’arte. Una passeggiata tra le pagine di questo libro mostra come la risposta di un artista a un fiore, che si stia lentamente seccando in un vaso oppure che prorompa dal terreno, ci comunichi tutto ciò che serve sapere sulla vita e sulla morte. Per alcuni artisti si tratterà di un soggetto occasionale o marginale, un divertissement passeggero, un dettaglio raffinato o un omaggio a una tradizione illustre, per altri invece di un soggetto preferenziale e reiterato, denso di simbolismi che trascendono la sua forma materiale.
Le rappresentazioni pittoriche o scultoree di fiori e frutta fecero la loro comparsa già nell’antichità grazie soprattutto a pittori famosi per la loro abilità nel ritrarli in maniera così fedele da ingannare non solo gli osservatori, ma perfino gli insetti che andavano a posarsi sui dipinti, ma fu tra il XVI e il XVII secolo che il genere della natura morta conobbe, in Europa, un successo mai avuto prima. E mentre gli scienziati approfondivano lo studio di piante e animali, alcuni artisti si specializzarono nella raffigurazione particolareggiata della natura. Nei Paesi Bassi, a cavallo tra 1600 e 1700, si assisté a un grande fermento e interesse per la botanica. Il valore monetario delle nuove specie scoperte si rifletteva nelle loro versioni dipinte che portarono ricchezza e fama internazionale a un’artista come Rachel Ruysch, le cui opere risultano interessanti non solo per le varie creature che le popolano e per la vitalità dei fiori stessi: in quelle tavole, il ciclo vitale delle campanelle ci parla di Resurrezione, mentre la caducità delle foglie di nasturzio evoca il tema esistenziale della vanitas. Motivo ricorrente nella pittura olandese, la vanitas ci ricorda che ogni cosa è destinata alla morte e tutto è vanità.
L’interesse per il mondo vegetale diede origine, nel Medioevo, a meravigliosi erbari, grazie al lavoro certosino di miniatori e monaci. Passando per Leonardo e Dürer, l’illustrazione botanica conobbe un periodo di grande splendore al quale l’epoca dei grandi viaggi alla scoperta del Nuovo Mondo diede nuovo impulso. Fiorirono dunque opere meravigliose come Mira Calligraphiae Monumenta, realizzata tra il 1561 e il 1662, di cui si possono ammirare alcuni estratti nelle pagine di questo libro.

Joris Hoefnagel e Georg Bocskay, immagini tratte dal volume Mira Calligraphiae Monumenta, 1561–62

Nel Settecento illuminista l’illustrazione naturalistica si intrecciò alla nuova, razionale classificazione di tutti gli esseri viventi. In questo contesto si comprende il valore dell’opera di Georg Dionysius Ehret che viene considerato uno dei più grandi “artisti botanici” della storia, autore di opere senza tempo, come Hortus Nitidissimis, e delle illustrazioni per il nuovo sistema di classificazione botanica di Linneo. Grazie alle sue rigorose conoscenze in materia di anatomia floreale, la sua creatività spiccò il volo e, applicando uno strato di colore opaco e acquerello sulla pergamena, realizzò opere d’arte che ancora oggi risultano straordinariamente vivide.
Nel XIX secolo, mentre l’illustrazione naturalistica diventava sempre più specialistica, gli artisti europei continuarono a interessarsi alle forme della natura da un punto di vista prettamente estetico. Alla fine della sua prolifica carriera ventennale, Édouard Manet – pittore rivoluzionario che aveva respinto l’establishment artistico senza mai smettere di desiderare il plauso della critica – concentrò la sua attenzione sulla vita che si svolgeva davanti ai suoi occhi in quel momento, realizzando dipinti floreali con rapide pennellate impressionistiche. L’allegro bouquet che il lettore può ammirare in questo libro è raffigurato in modo tale da non avvicinarsi minimamente a uno studio botanico. I fiori sembrano accostati in maniera non studiata e ostentano una sorta di equilibrio casuale.

Tsuchiya Kōitsu, Peonie, primi anni ’30 del Novecento

Con La fenêtre ouverte à Collioure, del 1905, Henry Matisse aveva sancito la sua appartenenza alla rivoluzione modernista: una finestra incorniciata da edera e vasi di fiori si apre su un mare di rosa e rosso. Con l’opera successiva, Les roses Safrano, anch’essa inclusa nel volume, l’artista proveniente dalle regioni del nord offre una reazione istintiva alla radiosità della luce del sud.
E ancora, il libro presenta le grandi tele di Georgia O’Keeffe che la critica maschile era solita interpretare unicamente in chiave sessuale: raffigurati in primi piani estremamente ravvicinati e densamente emotivi, per loro non erano fiori ma qualcosa di altamente simbolico ed evocativo… A questo approccio, O’Keeffe reagì dipingendo fiori che sembravano sempre più fiori.
Gli inglesi amano i fiori e hanno una lunga tradizione di rappresentazioni floreali con finalità decorative o estetizzanti. Ecco quindi raccolti in questo volume Carnation, Lily, Lily, Rose, un punto di svolta nella carriera del pittore anglo-americano John Singer Sargent, oppure gli studi floreali di Henri Fantin-Latour che dopo aver esposto le sue opere al Salon des Refusés, insieme a Manet, si dedicò a dipingere rose ‘di maniera’ esclusivamente per il pubblico d’oltre Manica. E ancora gli still-life di William Nicholson o i vividi paesaggi selvaggi di Ivon Hitchens. Anche la rappresentazione che John Everett Millais offre degli ultimi istanti di vita di Ofelia è gravata di simbolismi floreali. Le piante sono dipinte con fine dettaglio botanico e sono strettamente associate non solo al personaggio shakespeariano, ma anche al linguaggio dei fiori, che era ben noto e diffuso in epoca vittoriana.
Infine, tra gli artisti che hanno affrontato questo tema sono presenti alcuni importanti fotografi, come André Kertész e Edward Steichen. Fin dai suoi esordi, sono state evidenti le grandi potenzialità della tecnica fotografica ai fini della rappresentazione fedele degli organismi naturali. E mentre nei circoli fotografici, in Europa e negli Stati Uniti, si discuteva su quali fossero i soggetti adatti alla fotografia d’arte, tendendo verso l’ideale piuttosto che verso la realtà quotidiana, un autore come Heinrich Kühn sceglieva i fiori come soggetto d’elezione, iscrivendosi così nel solco di una tradizione artistica tanto antica quanto prestigiosa.

Focus a cura di Rossella Botti

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Immagine header: Yuko Shimizu, “Water Lilies”, 2015

Gli autori
Angus Hyland si è laureato al Royal College of Art ed è socio di Pentagram Design London. Nel 2001 è stato il curatore, insieme a Roanne Bell, di “Picture This”, una mostra del British Council sugli illustratori londinesi. Tra i vari libri che ha pubblicato: Hand to Eye (2003, con Roanne Bell), The Picture Book (2010, con Steven Bateman), Symbol (2011), The Purple Book (2013), Cani d’autore (#logosedizioni, 2016) Gatti d’autore (#logosedizioni, 2016), Cavalli d’autore (#logosedizioni, 2018) e Fiori d’autore (#logosedizioni, 2019).

Kendra Wilson è autrice di My Garden is a Car Park and Other Design Dilemmas e co-autrice di Cani d’autore (#logosedizioni, 2016) e Fiori d’autore (#logosedizioni, 2019). Scrive per il celebre blog Gardenista da quando è nato; i suoi lavori sono stati pubblicati su riviste del calibro di Sunday Times e House & Garden.

 

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