Focus

TI CURO IO, DISSE PICCOLO ORSO

TI CURO IO, DISSE PICCOLO ORSO di Janosch
[collana Biblioteca della Ciopi]

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Piccolo Tigre esce dal bosco zoppicando, e sta così male che non si regge in piedi. E allora non gli resta che sdraiarsi a terra, proprio lì in mezzo al prato. Per fortuna Piccolo Orso accorre immediatamente in suo aiuto, e siccome Piccolo Tigre ha male a una zampa e poi all’altra, e anche alle gambe, “e davanti e dietro, e a destra e a sinistra, e sopra e sotto”, non gli resta che prenderlo in braccio e portarlo a casa, dove lo adagia delicatamente sulla tavola, come si fa dal dottore vero, per fasciarlo per bene! Ci penserà lui a curarlo.
Ma la fasciatura da sola non basta, servono anche un po’ di coccole, e Piccolo Orso decide di cucinare a Piccolo Tigre il suo piatto preferito! O be’, in ogni caso di cucinargli un’ottima zuppa di patate e carote dell’orto, con lamponi per dessert.
Ma si sa, per guarire bisogna riposarsi, e così dopo pranzo Piccolo Tigre deve fare un riposino, ovviamente con la sua coperta preferita. E quando si sveglia si sente un po’ meglio, ma poi si sente di nuovo un po’ peggio, perché gli piacerebbe tanto ricevere delle visite. E così l’affettuoso Piccolo Orso, con una telefonata suburbana, contatta Zia Oca.
E in breve la casa si riempie di amici, che dopo un rapido consulto decidono che è il caso di portare Piccolo Tigre dal Dottor Membrana, all’ospedale degli animali, perché non tutte le malattie si possono curare con una zuppa calda e un riposino. Ma non c’è da preoccuparsi, perché all’ospedale degli animali si sta bene!
L’indomani mattina parte quindi un festoso corteo di animali alla volta dell’ospedale. Ci sono Lupo Forzuto e Caprone che portano la barella di Piccolo Tigre, Anatra Gialla e Lepre del Bosco, Topo, Volpe, Cane, Riccio e Asino Errante col suo zaino, e anche il grigio Elefantone Gentile.

Arrivato all’ospedale, Piccolo Tigre viene preso in cura dalla gentilissima infermiera Lucia, dal Dottor Membrana, e anche dal Dottor Filigrana, che gli fa una radiografia!
Dopo una punturina e una piccola operazione innocua, Piccolo Tigre può tornare a casa guarito con il suo drappello di amici, pronti per una nuova avventura…
Pubblicato originariamente nel 1985 e tradotto in diverse lingue, Ti curo io, disse Piccolo Orso è solo una delle puntate che raccontano il meraviglioso microcosmo di animali creato da Janosch, celebre autore tedesco vincitore di importanti premi di illustrazione, tra cui lo Jugendliteraturpreis tedesco. È un microcosmo fatto di tenerezza, battute divertenti, attenzione ai dettagli e, soprattutto, amicizia.
È proprio l’amicizia il tema portante di questo nuovo volume della Biblioteca della Ciopi, importante più che mai proprio nel momento in cui ci si ammala, si è più indifesi e si ha bisogno di aiuto, che si tratti di una visita dal dottore o della semplice presenza di una persona cara al nostro fianco che ci rassicura e ci dice che andrà tutto bene. Che non dovremo preoccuparci di nulla ma, semplicemente, imparare ad affidarci. E così scopriamo che non è poi tanto brutto ammalarsi, se c’è qualcuno a prendersi cura di noi! E anche l’ospedale e tutto ciò che lo popola e gli ruota intorno assumono un altro aspetto! Perché all’ospedale ci sono infermiere amorevoli che ti lavano col sapone alla rosa per essere tutto profumato, e compagni di stanza grandi e sbruffoni più spaventati di te. E ci sono dottori gentili che ti spiegano tutto quello che non sai e tutto quello che ti succederà, così la spaventosa macchina per le radiografie e le punture non fanno più così paura: sono solo raggi invisibili che ti attraversano il corpo per far vedere al dottore cosa c’è dentro, e pizzichini leggeri che ti fanno fare un bel sogno blu! Risveglio, fine dell’operazione, Piccolo Tigre guarito, si torna a casa tutti insieme. E l’anno prossimo sarà Piccolo Orso a potersi ammalare, e Piccolo Tigre a prendersi cura di lui.

 

Il tema della malattia e dell’ospedale non è facile da affrontare in maniera semplice e senza drammatizzare. Le delicate e coloratissime immagini di Janosch ci riportano in un mondo fiabesco d’altri tempi e, unite ai dialoghi a tratti surreali, riescono a normalizzare uno degli argomenti che da sempre spaventa i bambini di tutto il mondo, avvolgendolo in un’atmosfera di tenerezza mai melensa che ci fa venire voglia di sdraiarci a fare un pisolino sotto la coperta leopardata con Piccolo Tigre, e di mangiare un bel piatto di zuppa dell’orto!
Da non trascurare gli innumerevoli dettagli che popolano ogni tavola, dai cartelli e i quadri appesi alle pareti, al delizioso disordine che domina ogni stanza… alla divertente contro-storia impersonata da una ranocchietta che, trascinandosi sempre dietro la Tigranatra, come un bambino piccolo ripete a modo suo tutto quello che accade a Piccolo Tigre e Piccolo Orso.

Focus a cura di Valentina Vignoli

 

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L’autore e illustratore
Janosch
(vero nome Horst Eckert) nasce nel 1931 a Zaborze, Polonia. Dal 1944 al 1953 lavora come fabbro in un’officina e poi in fabbrica come disegnatore tessile. Successivamente si avvicina alla pittura, e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, dove tuttavia durante il periodo di prova è costretto a interrompere gli studi. Da allora fa l’artista: dipinge, inventa rime, crea storie e personaggi, ed è autore di oltre 100 libri (albi illustrati, libri per ragazzi e romanzi) e orgoglioso papà di Piccolo Tigre, Piccolo Orso & co. Il suo libro Oh, wie schön ist Panama (Oh, com’è bello Panamá) ha vinto il Deutscher Jugendliteraturpreis. Janosch vive su un’isola solitaria tra il sole e il mare.

 

 

 

 

 

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