Focus

URBAN PIONEER – SPAZI INDUSTRIALI RICONVERTITI

URBAN PIONEER di Sara Emslie, con fotografie di Benjamin Edwards

 

In URBAN PIONEER, la scrittrice e stylist di interni Sara Emslie approfondisce le modalità di riconversione di strutture industriali in spazi residenziali e guida il lettore a visitare dodici residenze di ispirazione, una rassegna del meglio dello stile industriale.

In seguito alla crisi dell’industria manifatturiera, negli anni Cinquanta e Sessanta molti magazzini e fabbriche delle grandi città vennero abbandonati. Si resero così disponibili enormi spazi dismessi che attirarono soprattutto artisti in cerca di affitti a buon mercato e ampi interni da adibire a studio per potersi dedicare con agio alle proprie attività. La prima ondata di pionieri urbani iniziò così a colonizzare spazi industriali e commerciali in disuso personalizzandoli con arredi appositamente progettati o adattati a nuovi usi in modo da creare unità abitative dall’estetica peculiare. Le ex aree industriali di molte città si trasformarono in quartieri residenziali di pregio, dando avvio a una tendenza che è tuttora in atto, con una seconda generazione di pionieri impegnata nella riconversione in moderni spazi abitativi di magazzini, scuole, fabbriche, pub, uffici e negozi.

Sfruttando al meglio le caratteristiche peculiari degli spazi industriali – elementi strutturali dominanti, ampie finestre, ariosi open space, pareti di mattoni a vista, pavimenti in legno, perfino imperfezioni come la ruggine o le pareti scrostate – i pionieri urbani riescono a trasformare interni anonimi in case esclusive e ricche di personalità. Fondamentale in tal senso è un’attenta scelta di arredi e accessori: pezzi di recupero quali luci al neon, orologi da stazione, letti dalla struttura in metallo, termosifoni in ghisa e sgabelli da lavoro rafforzano lo stile industriale mentre tocchi di colore, morbidi tessuti e piante d’arredo possono creare pregevoli effetti di contrasto. Gli ampi spazi offerti dagli ex magazzini o dalle ex fabbriche si prestano inoltre ad accogliere e ad esibire le più svariate collezioni dei proprietari, fino a diventare vere e proprie gallerie domestiche.

Nelle pagine introduttive del volume sono affrontate le principali questioni inerenti la riconversione di spazi dall’uso industriale a quello residenziale e vengono forniti alcuni suggerimenti e linee guida a beneficio di coloro che desiderano intraprendere un processo potenzialmente lungo, costoso e problematico che nondimeno li ripagherà con la soddisfazione di dare nuova vita a un immobile trascurato o abbandonato. Acquistando casa in un edificio già completamente recuperato si ovvia alla necessità di una ristrutturazione impegnativa ma, d’altro canto, l’investimento in tempo e denaro sostenuto da chi acquista un fabbricato dismesso è compensato da possibilità di intervento praticamente illimitate sul piano stilistico. Accingendosi a un lavoro di riconversione, occorre per prima cosa fare i conti con la legislazione in materia: qualsiasi modifica o ampliamento della planimetria originaria richiede il rilascio di una concessione edilizia e per modificare la destinazione d’uso di un immobile è necessario ottenere un’autorizzazione dalle autorità competenti, cosa che può rivelarsi problematica soprattutto se l’edificio vanta una rilevanza storica. Una volta ottenuti i necessari permessi, si dovranno incaricare dei professionisti dello smaltimento di tutti i materiali che non rispettano gli standard di salubrità e sicurezza (come vernici al piombo e lastre di amianto). A questo punto, nel rispetto delle strutture preesistenti, occorrerà progettare la disposizione degli interni scegliendo innanzitutto se suddividere o meno gli ampi spazi che caratterizzano questi edifici. Gli open space potranno eventualmente essere ripartiti in ambienti più piccoli mediante pareti divisorie o strutture a capsula, sfruttando gli alti soffitti per creare livelli soppalcati e, all’occorrenza, prendendo in considerazione l’aggiunta di nuovi piani o di un seminterrato dietro concessione edilizia. Una volta progettata la disposizione degli interni, si passerà ai dettagli, considerando che i materiali grezzi e le strutture portanti sono l’anima dello stile industriale. In questo senso sarà spesso opportuno mantenere le irregolarità, lasciare i mattoni a vista ricoprendoli con una mano di vernice trasparente, non intervenire su muri, soffitti e pavimenti di cemento con travi o pilastri.

L’intento di rafforzare l’estetica industriale detterà la scelta di nuovi materiali quali travi d’acciaio, vetri retinati e assi di legno di grandi dimensioni, mentre pavimenti in compensato e pareti di vetro con telai di acciaio daranno un tocco di moderna eleganza agli ambienti. I tubi Innocenti sono perfetti come scaffalature o piani d’appoggio per lavabi e lavelli e, al momento di progettare impianti idraulici e di riscaldamento, si potranno reperire termosifoni in ghisa dai rivenditori specializzati, e inserire tubazioni in rame a vista in qualsiasi ambiente della casa. A questo punto si potrà dare libero sfogo alla creatività, iniziando una vera a propria caccia al tesoro tra mercatini e negozi specializzati per scegliere arredi e accessori funzionali a uno stile industriale. Dalle lampade alle sedie, dalle finiture decorative a tessuti e tendaggi fino agli utensili da cucina, gli schedari da ufficio, i cestini di fil di ferro e molto altro, l’autrice si sofferma sulle innumerevoli opzioni a nostra disposizione, senza trascurare gli angoli verdi che ci permettono di introdurre un tocco naturale in interni dominati da cemento e superfici metalliche. Pezzi vintage e arredi industriali possono essere inseriti così come sono oppure reinventati, come nel caso di una scala trasformata nell’elemento portante degli scaffali di una libreria. Qualunque cosa è potenzialmente in grado di diventare un elemento decorativo, come le biciclette appese al muro, per non parlare di quanta bellezza può celarsi nelle imperfezioni degli oggetti di uso quotidiano, dal vecchio tessuto di seta logora al cuoio usurato di una poltrona d’epoca, fino ai divani con intelaiatura e molle esposte.

Dopo aver illustrato le varie fasi della trasformazione di ex edifici industriali in spazi abitativi, l’autrice ci accompagna in un’affascinante visita guidata alla scoperta di alcune residenze eclettiche ed esemplificative degli aspetti sin qui affrontati. Con l’ausilio delle splendide fotografie di Benjamin Edwards che alternano visioni di insieme e dettagli degli interni presentati, ci vengono presentati dodici progetti significativi, prendendo in considerazione non soltanto le scelte progettuali e le motivazioni che ne sono alla base, ma approfondendo anche la storia degli edifici in questione e il loro rapporto con il tessuto urbano. Pagina dopo pagina, ci lasceremo rapire dai colori stravaganti di un’ex falegnameria nel cuore di Shoreditch convertita in una casa accogliente e gradevolmente sopra le righe; a Brooklyn respireremo l’ariosità di un ex magazzino affacciato sul fiume e trasformato in un ampio loft dall’estetica ruvida e spoglia; ci lasceremo incantare dai pezzi originali Art Déco e dai dettagli bohémien di uno dei loft in cui è stata suddivisa una fabbrica riconvertita nell’East End di Londra; scopriremo come sia possibile rispettare l’originale vocazione di una vecchia scuola o di un ex laboratorio di forniture navali trasformandoli in abitazioni moderne e confortevoli e sosteremo ad ammirare una ricca collezione di arte contemporanea in un ex magazzino.

Un tour ricco di spunti e una delizia per gli occhi, scandito dalle parole d’ordine Creatività, Bohème, Praticità da cui prendono il nome i tre capitoli che raggruppano gli interni di ispirazione, ciascuna accompagnata da una lista di espressioni chiave – anticonformismo, sperimentazione, scolorimento, eccentricità, raffinatezza, minimalismo, determinazione… – che ci forniscono spunti per compiere le nostre scelte di design e formano il vocabolario del perfetto stile urban pioneer.

Focus a cura di Francesca Del Moro

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