Focus

REBECCA


REBECCA di Stefano Bessoni
Secondo libro della serie “Le Scienze Inesatte
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Mentre ancora riecheggia nella nostra mente la lugubre filastrocca di Rachel che chiudeva il primo volume, ci accingiamo a esplorare un paese alquanto bizzarro, vero protagonista di questo secondo libro della serie delle Scienze Inesatte, e a poco a poco scopriamo che cosa lega la vicenda della bambina spettrale alla storia dei due fidanzati Giona e Rebecca. Il tempo della narrazione è ancora indefinito, ma sappiamo che una guerra furoreggia poco lontano dal piccolo borgo dove vivono i due ragazzi. Quasi ogni giorno sopra le loro teste sfilano nefaste processioni di dirigibili, alcuni dei quali, centrati dal nemico, spariscono avvolti nel fumo e nelle fiamme. Ciò nonostante la guerra sembra non preoccupare più di tanto gli abitanti del paese, i quali vivono pacificamente attendendo alle proprie occupazioni. Che sono, a dire il vero, piuttosto bizzarre: qui infatti si incontrano perlopiù cultori di materie stravaganti ed esperti di scienze alternative quali zoologi apocrifi, tanatologi, bibliografi immaginari, nasologi, frenologi sfrenati, teratologi estetici, numerologi demenziali, complimentologi, architetti di castelli di sabbia, astronomi sottomarini e altri specialisti di quelle scienze inesatte che danno il nome al paese fin dai tempi antichi, quando nella zona si stabilì un primo gruppo di ricercatori che col passare dei secoli divenne sempre più numeroso.
Anche il paese, incastonato tra due pareti rocciose e protetto da un muro di cinta, ha un aspetto singolare come i suoi abitanti: le case sono di pietra, ornate con i resti delle navi naufragate o con strane sculture, e sugli abbaini danzano mostri in ferro battuto e stravaganti banderuole. Sul litorale capita di incontrare barconi capovolti trasformati in abitazioni per intere famiglie e non mancano originali luoghi di ritrovo come la taverna del vecchio Ezechiele, una bettola ricavata all’interno della carcassa mummificata di un pesce gigantesco. Per le vie del paese è facile imbattersi in saltimbanchi, burattinai, cantastorie, musicisti e altri artisti di strada che animano feste e celebrazioni ed escono sempre allo scoperto nelle rare giornate di sole.

Il “Paese delle Scienze Inesatte” è un luogo ai confini tra scienza e fantasia, che Stefano Bessoni ha cominciato a mettere a fuoco una quindicina di anni fa, quando aveva intenzione di ambientarvi il suo primo film. In cerca di luoghi da prendere a modello, esplorò le coste francesi, tra la Normandia e la Bretagna, dove ammirò smisurate scogliere, fari abbandonati, paesini sperduti rimasti fermi agli inizi del secolo scorso e una rupe scolpita da un abate cieco, affollata di mostri, strane creature marine e pirati. Scoprì inoltre i calvari, singolari complessi parrocchiali gotici modellati nella pietra, animati da sculture e bassorilievi che raccontano la passione di Cristo vicino alle gesta dell’Ankou, lo scheletro con la falce che nella mitologia bretone impersona la morte. In una piccola libreria scovò vari libri fotografici che documentavano la vita di cacciatori di balene e pescatori di merluzzi, ma trattavano anche di mostri marini e leviatani.
Fu su questi luoghi che Bessoni cominciò a modellare il suo “Paese delle Scienze Inesatte”, ispirandosi inoltre a due film di Peter Greenaway, Zoo – A zed and two noughts e Drowning by numbers, e in particolare alla scelta del regista di organizzare la storia secondo strutture avulse dalla scaletta narrativa, non disdegnando elenchi, classificazioni, forme di organizzazione espressiva più vicine alla catalogazione scientifica. Così la serie delle Scienze Inesatte cominciò a prendere forma come un compendio classificatorio del suo paese ideale, dove a contare erano soprattutto le abitudini e le peculiarità degli abitanti.
Uno di questi è Giona, un orfano che in una notte di tempesta era stato ritrovato appena nato sulla spiaggia, accanto alla mamma annegata, ed era stato adottato da una vecchia che aveva perso i figli in mare. Giona è un ragazzo con la testa perennemente tra le nuvole, che si guadagna da vivere facendo vari lavoretti e realizzando illustrazioni per gli astrusi trattati scientifici stilati dai ricercatori che vivono nel paese. La sua fidanzata Rebecca è figlia di una coppia di costruttori di balocchi e porta avanti l’opera dei genitori cercando ovunque vecchi trastulli infantili da riportare all’antico splendore.


A sette anni Rebecca era stata colpita da una grave malattia e aveva rischiato di morire. In quell’occasione Giona aveva formulato un voto alla Vergine degli Annegati promettendo che, se la bambina fosse guarita, lui le sarebbe rimasto accanto per tutta la vita. Così, divenuti maggiorenni, i due ragazzi avevano deciso di sposarsi. Ed è a questo punto che la narrazione si riannoda al filo lasciato interrotto con il primo volume.
Prima di convolare a nozze, Giona e Rebecca vanno a vivere insieme in una casa che il ragazzo ha ereditato da una lontanissima parente della donna che lo aveva adottato. È una dimora vecchia di tre secoli, che sorge sulla cima di una scogliera a picco sul mare, e a poco a poco capiamo che si tratta proprio della casa dove un tempo viveva Rachel! Infatti, prima ancora che la coppia prenda possesso dell’abitazione, durante un giro di ricognizione, Giona si ritrova davanti il piccolo spettro abbigliato alla maniera antica, che stringe tra le mani uno scheletrino. Non dà tuttavia troppo peso all’apparizione poiché crede di essersi imbattuto in una bambina in carne e ossa, che si diverte a giocare in quelle stanze come un tempo faceva anche lui.

In verità Giona avrebbe più di un motivo per preoccuparsi: ben presto infatti i due ragazzi, alle prese con la ristrutturazione del loro nido d’amore, troveranno il diario del padre di Rachel, l’anatomopatologo Balthazar Zendak e, dopo averlo letto, Giona inizierà ad avere terribili visioni, come quella di Rebecca seduta sul letto, con i capezzoli trasformati in occhi, che partorisce uova da cui nascono repellenti esserini destinati a spirare in pochi secondi.
Da questo momento in poi la vita nell’antica casa non sarà facile per i due ragazzi… ma questo lo scopriremo nel prossimo volume.

Focus a cura di Francesca Del Moro

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Stefano Bessoni, regista, illustratore e animatore stop-motion, nasce nel 1965 a Roma, dove si diploma all’Accademia di Belle Arti. Dal 1989 realizza film sperimentali, installazioni videoteatrali e documentari, suscitando l’attenzione della critica. Negli anni ’90 lavora per alcune società di produzione televisiva come operatore, direttore della fotografia e montatore. È stato docente di regia cinematografica presso la NUCT a Cinecittà e presso l’Accademia Griffith di Roma. Ha tenuto e tiene numerosi workshop in Italia e all’estero, presso scuole e festival specializzati. Insegna inoltre illustrazione e animazione stop-motion presso La Fabbrica delle Favole a Macerata.
Diversi i riconoscimenti ricevuti con i suoi ultimi film Canti della forca, riconosciuto di interesse culturale nazionale da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e Krokodyle, miglior film fantasy al 6° CINEFANTASY a San Paolo in Brasile, miglior film internazionale a PUERTO RICO HORROR FILM FEST 2011, Menzione Speciale al SITGES 2011 – 44° Festival Internacional de Cinema Fantastic de Catalunya, che si aggiunge a quella ottenuta al FANTASPOA 2011.

Con #logosedizioni ha pubblicato: Alice sotto terra (disponibile anche in inglese e in spagnolo), Canti della forca (disponibile anche in inglese), Homunculus, Mr Punch, Pinocchio, Stop-motion. La fabbrica delle meraviglie, Workshop di stop-motion. Primo livello (disponibile anche in inglese), Workshop di stop-motion. Secondo livello (disponibile anche in inglese), Wunderkammer, Oz, Rachel, Rebecca e Giona.

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