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THE LONDONERD INTERVISTA IVAN CENZI

Grazie a The LondoNerD per averci concesso di riprodurre qui la sua intervista a Ivan Cenzi in merito a London Mirabilia! Fate un salto sul suo blog per nuove mete e curiosità su Londra. 

Per il varo ho atteso di avere finalmente tra le mani un libro speciale. E’ il secondo volume di una splendida collana di Logos Edizioni che propone guide alternative alle più celebri mete turistiche di tutto il mondo.

Dopo aver visitato Parigi lo scorso anno (e averci mostrato il lato oscuro della “città delle luci”), Ivan Cenzi e Carlo Vannini, rispettivamente autore dei testi e fotografo, hanno attraversato la Manica e sono sbarcati a Londra.

Conosco da una vita Ivan, “esploratore del perturbante e collezionista di meraviglie”, seguo le sue imprese mirabolanti e questo blog ha ospitato un anno fa un suo apprezzatissimo post. Ma più di ogni altra cosa sono onorato di aver visto nascere passo dopo passo, con crescente impazienza, il libro che vi presento oggi: London Mirabilia.

E ora che questa insolita guida è finalmente arrivata nelle librerie, dopo averla letteralmente divorata, posso fare qualche domanda all’estroso creatore di Bizzarro Bazar

C’è un luogo che metti al primo posto tra quelli che hai visitato?

È davvero difficile scegliere perché, come spiego nel capitolo introduttivo, Londra è molto eterogenea non soltanto come città, ma anche per quanto riguarda il suo volto weird e bizzarro. Le location che propongo in London Mirabilia sono estremamente differenti l’una dall’altra – si spazia da un’incredibile collezione di ventagli a un museo di aeronautica bellica, dai rampicanti del cimitero di Abney Park alle teche vittoriane del museo di zoologia, ecc… di conseguenza fare dei paragoni non ha senso.

Detto questo, alcuni posti mi sono rimasti nel cuore più di altri, per mera questione di sensibilità personale. Sono sicuro che la tua “Top 3” sarebbe diversa dalla mia.

Per quanto mi riguarda, l’esplosione di luce del God’s Own Junkyard è un sovraccarico visivo ed emotivo impossibile da dimenticare; la stupefacente collezione di meraviglie di Viktor Wynd mi lascia senza fiato ogni volta che ci ritorno; e ritengo le arcade machines “satiriche” (inventate da quel geniaccio di Tim Hunkin) una delle esperienze più esilaranti e più squisitamente british che Londra abbia da offrire.

Sono curioso di conoscere il tuo modus operandi. Prima di visitare una meta ti prepari minuziosamente o il grosso del lavoro di ricerca avviene al rientro in Italia?

Un libro come London Mirabilia necessita di un enorme lavoro di preparazione a monte, non soltanto di studio da parte mia ma anche e soprattutto di trafile burocratiche per ottenere i permessi per le fotografie. Per fortuna la casa editrice mi ha affiancato Francesca Del Moro, che fa da organizzatrice, da editor e da angelo custode (nonché da stalker se comincio a traccheggiare). Il suo lavoro si protrae per diversi mesi, prima che io e Carlo possiamo infine saltare su un aereo.

Quando io e Francesca progettiamo una guida, siamo soliti suddividere le location grossomodo in tre categorie: quelle che ho già visitato in passato e che conosco bene; quelle che non ho mai visitato, oppure solo parzialmente, ma su cui non ho alcun dubbio; e infine le scommesse vere e proprie, cioè quei posti a me del tutto sconosciuti, che sulla carta promettono bene ma che vedrò solo nel momento in cui andiamo a fotografarli.

L’ultima categoria è l’unica che davvero necessiti di una grande preparazione a priori da parte mia, in modo da minimizzare i rischi di prendere un granchio. E finora questi “azzardi programmati” si sono rivelati vincenti.

A parte questi rari casi, di norma cerco di non riempirmi troppo la testa di nozioni prima di visitare un luogo. Provo a entrarci come se non ne sapessi nulla, osservo tutto, registro le mie sensazioni, le connessioni che il posto mi suggerisce, e prendo appunti. Questi mi serviranno perché il testo non risulti troppo freddo.

Una volta rientrato alla base, invece, comincia la fase di studio più approfondita. E quando finalmente inizio a scrivere, si tratta di bilanciare la ricerca con gli appunti più “emotivi” che ho preso in loco, di dosare i due aspetti in modo equilibrato.

Ivan Cenzi – Carlo Vannini: una coppia ormai più che collaudata. Da quanto tempo vi conoscete? Cosa rende così uniche le sue fotografie?

La nostra prima collaborazione è stata nel 2014, per scattare le foto de La veglia eterna e quelle che poi sarebbero apparse in Sua Maestà Anatomica. Fin da subito l’alchimia ha funzionato: Carlo, tra i più prestigiosi fotografi d’arte in Italia, possiede anche una sensibilità piuttosto dark, perfetta per il tipo di progetti che porto avanti io.

Ormai la nostra routine professionale è rodata ed efficace: appena arriviamo in una location, ci basta uno sguardo per capire al volo il lavoro che ci aspetta.

Le fotografie di Carlo Vannini sono superlative perché la sua estetica si è formata nel corso di decenni passati a contatto con le più grandi opere d’arte.

Il suo segreto, se lo chiedi a me, è che lui fotografa un vecchio cavallo a dondolo, un aereo scintillante o un teschio impolverato proprio come se stesse fotografando una scultura del Bernini. È in ragione di questo rispetto, direi perfino di questo amore, che i suoi scatti sono in grado di conferire un’anima agli oggetti inanimati.

I Kinks e “Waterloo Sunset”. Concordo con te: è probabilmente la più bella canzone mai dedicata a Londra. Conosci qualche bizzarra storia londinese legata alla musica?

Londra, capitale europea del rock, è una miniera di aneddoti (la metà dei quali gentilmente forniti da Keith Moon!). Però l’incidente più epico, a mio avviso, rimane la breve crociera sul Tamigi organizzata dai Sex Pistols il 7 giugno 1977, in occasione del Giubileo d’argento della Regina Elisabetta.

Mentre tutta l’Inghilterra, e Londra in particolare, si preparava a sventolare bandierine e a osannare i primi 25 anni dall’insediamento della sovrana, Johnny Rotten e compari avevano osato pubblicare il singolo anti-establishment più virulento che fosse mai stato scritto: “God save the Queen / She ain’t no human being / And there’s no future / In England’s dreaming”.

Così, un paio di giorni prima delle celebrazioni ufficiali, l’impresario Malcom McLaren piazza la band su una barca. I Sex Pistols cominciano a suonare a beneficio della gente assiepata sulle rive del fiume; fanno in tempo a eseguire tre o quattro brani, e già le motovedette della polizia li costringono ad attraccare, gli ufficiali salgono a bordo e arrestano svariate persone.

Credo che quell’episodio seminale rimanga ancora emblematico della doppia natura inglese: ossequiosa delle regole, ma al tempo stesso segretamente percorsa da una vena dissacrante e anarchica; seriosa, e capace di non prendersi mai sul serio.

A riprova del fatto che la storia della città è intrecciata con quella della musica, come anche i tuoi articoli sottolineano spesso, uno dei capitoli del libro è dedicato al Musical Museum di Brentford.

Attenzione: non è un museo “della musica”, ma proprio un museo “musicale”, perché suona da solo. Ospita infatti una singolare collezione di strumenti automatici, dai pianoforti meccanici a schede e rulli perforati, fino all’imponente Wurlitzer – un organo progettato espressamente per accompagnare le pellicole all’epoca del cinema muto. Il musicista, arrangiando all’istante un commento in sincrono con le immagini, aveva il non facile compito di accrescere la tensione durante le scene d’azione, allentarla durante i passaggi più tranquilli, e sottolineare i momenti sentimentali con qualche melodia romantica. E alcuni di questi virtuosi esecutori divennero così celebri che le persone andavano al cinema più per ascoltare le loro improvvisazioni che per vedere il film in programmazione.

Hai qualche meta che vorresti far visitare a The LondoNerD prima o poi?

Il mio suggerimento per una delle tue prossime spedizioni è il Sarastro Restaurant, anch’esso incluso nella guida. Oltre a essere un luogo davvero incredibile – kitsch, barocco, eccessivo, una fantasia infantile fatta realtà –, credo ti potrebbe affascinare la storia del proprietario, che era davvero un personaggio larger than life, come quelli che piacciono a te.

La differenza principale con Parigi, la città del volume precedente.

Le due città hanno personalità molto diverse, come risulta evidente a chiunque le abbia visitate.

Parigi ostenta sempre un principio di eleganza e di consapevolezza che le arriva dalla storia francese, e dalla natura stessa dei parigini. Nonostante sia ormai una metropoli a tutti gli effetti, continua a mantenere un’anima squisitamente sensuale che si riflette anche nelle meraviglie che illustro in Paris Mirabilia.

Londra invece è un folle frullato di culture e tendenze, in cui però ogni ingrediente riesce a mantenere la sua individualità. In questa colorita Babele, il moderno ha spesso nascosto o inglobato l’antico – il quale però continua a resistere, per miracolo.

Prendi ad esempio il solaio della vecchia chiesa di St. Thomas, che ospita l’unico teatro chirurgico ottocentesco rimasto in Europa: il suo umile campanile quasi scompare di fronte alla gigantesca scheggia di vetro, il celebre Shard di Renzo Piano che si trova sulla medesima via.

Allo stesso modo, capita che magioni vittoriane da favola o strani musei si nascondano dietro le anonime facciate di abitazioni a schiera, in stile working class.

Le meraviglie di Londra sono, insomma, un po’ più occulte, iniziatiche. Il turista ci passa davanti, diretto verso altre, più popolari mete, e non sospetta nulla. A meno che – of course – non abbia con sé London Mirabilia!

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